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Tempo (da Michelangelo in poi)

Tempo (da Michelangelo in poi)

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (Dalai Lama)

Cu accurza allonga e cu allonga accurza. (proverbio siciliano)

La saggezza sicula spesso ci azzecca: chi fa le cose in fretta finisce per perdere più tempo, perché di solito le fa male e poi deve rimediare o ricominciare, ed è verissimo che il tempo è una delle risorse più preziose che abbiamo, ma ho l’impressione che non siamo molto bravi a usarlo per fare in modo equilibrato le cose elencate dal Dalai Lama.

E magari siamo anche costretti a usarlo male, ad esempio quando i treni arrivano in ritardo come in Italia (nella foto siamo in UK), o quando saltano appuntamenti all’ultimo momento, o quando dobbiamo rinviare l’inizio di un lavoro perché dipende dal completamento di una fase preliminare di cui sono responsabili uno o più ritardatari.

Raramente però possiamo dare la colpa agli altri: siamo bravissimi a usare male il tempo per conto nostro e a eccedere, per esempio, in senso opposto rispetto alla fretta, facendo le cose troppo lentamente o rimandandole sine die.

Conosco un tale (che sia magari il sottoscritto?) che ci ha messo ventidue anni a completare un dottorato saltellando dagli Stati Uniti all’Inghilterra e alla Francia, stabilendo però, salvo contrordini, il record mondiale in materia! Ma non era sicuramente questo l’obiettivo: certe cose è meglio che ce le togliamo dai cabasisi il più presto possibile, soprattutto quando non servono a una beata m…… (oggi mi sento molto siculo) o servono soltanto per gratificazione personale.

Lui (il tale) dice che aveva cose più importanti e urgenti da fare, tipo dare retta ai clienti, preparare le lezioni alla business school e magari anche mangiare … È un problema di obiettivi e priorità, e non sarebbe male avere sempre sotto mano la matrice di Eisenhower (importanza vs. urgenza, di cui vi parla il mio collega) per meglio programmare l’uso del tempo, sia a breve che a medio e lungo termine, assicurandoci comunque che le cose da fare vadano fatte e che le scadenze siano rispettate: come diceva Robin Sharma, sia pure esagerando un po’, “farai solo ciò che programmi”, e sicuramente la programmazione è la chiave principale per un uso del tempo finalizzato ai risultati.

Lascerei perdere, in ogni caso, le elucubrazioni del nostro amico Alberto (Einstein) che, a dire il vero, su questo tema mi ha un po’ deluso: che il tempo non possa essere definito in modo assoluto e che faccia parte di un’unica dimensione spazio/tempo ai nostri fini di persone normali (o quasi!) non fa alcuna differenza: anche gli orologi e i computer che utilizziamo per fissare e rispettare appuntamenti se ne fottono perdutamente, anche se magari sgarrano di qualche centesimo di secondo, l’uno rispetto all’altro, se sono in montagna o su un aereo piuttosto che in pianura.

Sono invece molto più propenso a dar retta a Michelangelo Buonarroti (ci risiamo con le citazioni!) che diceva “che non è danno pari al tempo perso”, anche se esagerava spesso saltando i pasti e le notti quando era alle prese con una delle sue splendide sculture.

POSTILLA

Per inciso, questo è il sesto di una serie di 8 post che, nelle mie intenzioni e in quelle degli amici e colleghi Alfonso Pace e Virgilio Gay (ne hanno scritti infatti altrettanti: i link vi mandano alle loro rispettive versioni di questo post) dovevano – e ancora dovrebbero – anticipare una nuova edizione dell’ormai attempato testo, attualmente out of print, richiamato in questa foto.

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